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"Guadagni il doppio, spendi il doppio": il conto che non torna

Un confronto con dati ufficiali (Numbeo, ISTAT, il salario minimo britannico) per capire cosa succede davvero al potere d’acquisto tra Londra e Milano

A cena, quando salta fuori che stai organizzando un viaggio a Londra, c’è sempre qualcuno che lo dice, di solito con quel tono da chi sta per correggerti un’ingenuità: “Eh ma lì guadagnano il doppio di noi. Però spendono il doppio. Quindi alla fine è uguale.”

Lo dice sicuro, e gli altri annuiscono, perché l’hanno sentita ripetere altre venti volte e perché smontarla lì per lì sembra più complicato che lasciar correre. Il problema è che, fatto il conto vero, quella frase semplicemente non regge. E vale la pena capire dove si rompe, perché non è un dettaglio da pignoli. Cambia parecchio il modo in cui si guarda a un intero paese.

Il doppio di cosa, esattamente

La prima crepa è già nella parola “doppio”. Chi la usa immagina un moltiplicatore che si applica a tutto: stipendio doppio, affitto doppio, spesa doppia, cena doppia, come se il costo della vita fosse un’unica manopola che gira insieme allo stipendio.

Non è così. Secondo Numbeo, che confronta il costo della vita nelle principali città del mondo, nel 2026 l’indice generale è 87,5 per Londra e 73,1 per Milano. Londra costa di più, su questo non c’è dubbio, ma non il doppio, e nemmeno ci va vicino. E se guardi solo alla spesa alimentare, quella che pesa ogni settimana e non una tantum, la distanza quasi sparisce: 68,9 contro 70,3. Numeri praticamente sovrapponibili.

Fare la spesa al supermercato a Londra non costa il doppio di quanto costa a Milano. A volte costa persino meno. La voce che pesa davvero, in modo netto, è un’altra: l’affitto. Con quello incluso l’indice sale a 79,7 contro 58,9, ed è lì che si concentra la differenza reale, non spalmata su ogni scontrino della settimana.

Il conto che quasi nessuno fa fino in fondo

Proviamo a farlo per intero, con un esempio semplice.

Una persona a Milano porta a casa 1.500 euro al mese. Una persona a Londra ne porta a casa, diciamo, l’equivalente di 3.500-4.000 sterline: una cifra plausibile per chi ha un impiego stabile e qualche anno di esperienza alle spalle, non uno stipendio da caso raro.

A Milano, su 1.500 euro, tra affitto, bollette, spesa e trasporti se ne vanno facilmente 1.100-1.200. Restano 300-400 euro.

A Londra, su 4.000 sterline, l’affitto pesa di più, mettiamo 1.900 tra affitto e 150 di utenze. Poi 250 di trasporti, 400 di spesa, 300 tra uscite e tempo libero, 200 tra telefono e abbonamenti vari. Fanno 3.050. Restano 800 sterline. (circa 950 euro)

Non sono cifre valide per chiunque, ovviamente: c’è chi paga d’affitto molto di più, chi molto meno, chi ha figli, chi manda soldi a casa ogni mese. Ma il meccanismo che questi numeri mostrano è reale, e va nella direzione opposta a quella della frase da cena. A fine mese, in valore assoluto e anche in proporzione allo stipendio, resta di più a chi lavora a Londra. Non perché la vita qui costi poco, ma perché lo stipendio più alto non viene mangiato allo stesso modo da ogni voce di spesa. Solo da alcune, e principalmente dall’affitto.

Perché il confronto giusto è con Milano, non con un paese qualsiasi

C’è un trucco, quasi sempre involontario, in chi vuole dimostrare che Londra è follemente cara: la confronta con un piccolo comune italiano. Affitto bassissimo, ristorante a 12 euro, vita economica in generale. Messo accanto a Londra, il divario diventa enorme e la conclusione sembra scontata.

Solo che è un confronto sbagliato nel metodo prima ancora che nel merito, e il motivo è economico, non ideologico. Un affitto commerciale alto, quello di un negozio o di un ristorante, non resta tutto a carico del proprietario: una parte finisce nel prezzo che paga il cliente. Più costa lo spazio, più aumentano i prezzi di quello che ci si vende dentro. È lo stesso motivo per cui un caffè in centro a Milano costa più che in un paese di ottomila abitanti: il caffè è identico, cambia l’affitto del bar.

Londra va confrontata con Milano proprio perché sono due città dove gli stessi fattori (tanta domanda di spazi, tante aziende concentrate, immobili commerciali costosi) spingono i prezzi verso l’alto in modo simile. Cambia il grado, non la natura del fenomeno. Un piccolo comune italiano quella dinamica non ce l’ha: ha affitti bassi perché ha poca domanda, e stipendi bassi per lo stesso motivo. Metterlo accanto a Londra significa confrontare due economie che funzionano in modo strutturalmente diverso. Il risultato, “guarda quanto costa di più Londra”, sarà anche vero, ma non risponde alla domanda che conta davvero: chi vive e lavora in una grande città, quanto gli resta rispetto a chi vive e lavora in un’altra grande città?

E gli stipendi italiani, comunque, non sono fermi

Va detto con onestà che non è vero che in Italia gli stipendi non si muovano affatto. I dati ISTAT parlano di retribuzioni contrattuali cresciute del 2,6% nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel Regno Unito il salario minimo nazionale (il National Living Wage) per chi ha almeno 21 anni è salito da 12,21 a 12,71 sterline l’ora dal 1° aprile 2026, un più 4,1%, e l’Office for National Statistics ha registrato nel 2026 una crescita anche delle retribuzioni mediane.

Crescono entrambi, quindi. Ma qui c’è un altro pezzo che la frase da cena si dimentica sempre: una crescita percentuale simile, applicata a basi di partenza molto diverse, non riduce il divario. Lo lascia praticamente identico in valore assoluto. Il 2,6% su 1.500 euro fa 39 euro. Reali, per carità, ma che non toccano minimamente la distanza rispetto a uno stipendio che partiva già più alto e che cresce a sua volta.

Non significa che a Londra sia tutto facile

Sarebbe altrettanto sbagliato ribaltare il discorso e dire che a Londra si vive leggeri. L’affitto resta pesante, soprattutto per chi vive da solo o in certe zone, e ci sono persone che lì arrivano a fine mese con fatica esattamente come a Milano. Il costo della vita alto è vero, non è un’invenzione di chi vuole idealizzare l’estero.

Semplicemente, la scorciatoia “guadagni il doppio, spendi il doppio, quindi è uguale” è matematicamente sbagliata, non solo discutibile. Ignora che i prezzi non salgono tutti insieme nella stessa proporzione rispetto allo stipendio, e spesso confronta Londra con il posto sbagliato per sostenere un punto che i numeri, guardati per intero, non reggono.

Cosa resta, alla fine

La prossima volta che qualcuno lo dice a cena, probabilmente non lo fa in malafede. È una frase sentita ripetere così tante volte da sembrare ovvia, il tipo di frase che si passa di tavola in tavola senza che nessuno la controlli davvero.

Ma forse la domanda da farsi non è nemmeno se i conti tornano. Quella, ormai, abbiamo visto che risposta ha.

La domanda è perché continuiamo a ripeterla anche dopo aver visto i numeri. Perché è più comodo pensare che altrove le cose vadano uguali, che nessuno stia messo davvero meglio, che in fondo il problema non sia nostro. È una frase che rassicura chi la dice, più di quanto informi chi la ascolta.

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