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se davvero volete capire cosa mangiamo qui, quella sera dovreste venire a cena da me.

Ogni tanto qualcuno mi scrive per chiedermi dove mangiare “il vero fish and chips londinese”, magari da abbinare a una foto sul Tamigi con il Big Ben sullo sfondo. E ogni volta penso la stessa cosa: se davvero volete capire cosa mangiamo qui, quella sera dovreste venire a cena da me. Perché il venerdì sera, come in migliaia di case in tutto il paese, da me si ordina il curry.

Non è un’eccezione. È un’abitudine così radicata che nemmeno ci facciamo più caso, un po’ come il tè delle cinque, solo che quello lo facciamo davvero raramente, mentre il curry del venerdì è sacro quasi quanto la partita la domenica.

Il rituale è sempre uguale, e credo valga per metà del paese. Il menù del ristorante sotto casa, quello un po’ sgualcito, tenuto in un cassetto della cucina da anni. La telefonata o l’ordine online fatto la sera prima ancora di sapere cosa si vuole davvero. L’attesa con il profumo che arriva già dal citofono. E poi quel momento perfetto in cui apri i coperchi di alluminio uno dopo l’altro, sul tavolo basso del salotto, con la televisione accesa di sottofondo. Se questo non è cultura, non so cosa altro potrebbe esserlo.

Il piatto da cartolina e il piatto vero

Il fish and chips esiste, per carità, ed è buonissimo quando è fatto bene, magari in riva al mare, avvolto nella carta, mangiato con le dita mentre i gabbiani ti guardano pronti a rubartelo. Ma è un piatto da occasione. Ci si va, non lo si ordina ogni settimana. È il completo buono da matrimonio, non i jeans che indossi tutti i giorni.

Il curry invece è quotidianità pura. E qui arriva la parte che a molti sorprende: non è un’importazione recente, non è moda, non è un cedimento alla globalizzazione come qualcuno ogni tanto insinua con aria un po’ snob. Il curry è dentro la cultura britannica da così tanto tempo che è più giusto chiamarlo di casa che straniero.

Facciamo un salto indietro. Il primo ristorante indiano di Londra ha aperto nel 1810, si chiamava Hindoostane Coffee House ed era in George Street, non lontano da dove oggi c’è Oxford Street piena di turisti che cercano il negozio giusto per un souvenir. Lo aprì Sake Dean Mahomed, e i piatti a base di curry comparivano già nei libri di cucina inglesi del Settecento. Stiamo parlando di più di duecento anni di storia, non di una tendenza nata su TikTok la settimana scorsa.

Il discorso che ha cambiato tutto

C’è un momento preciso in cui questa cosa è diventata ufficiale, quasi istituzionale. Nel 2001 l’allora ministro degli Esteri Robin Cook tenne un discorso pubblico sull’identità britannica e disse, testuali parole tradotte, che il chicken tikka masala era ormai un vero piatto nazionale britannico. Non lo disse per fare simpatia. Lo disse in un discorso serio, alla Social Market Foundation, per spiegare cosa significasse essere britannici in un paese fatto di culture diverse che si mescolano e si trasformano a vicenda.

E qui c’è un dettaglio che adoro raccontare quando parlo di questo argomento: il chicken tikka masala, per come lo conosciamo, non è nemmeno nato in India. La versione più raccontata dice che è stato inventato a Glasgow, in Scozia, da un cuoco che ha aggiunto la salsa di pomodoro e panna a un piatto di pollo speziato perché un cliente si era lamentato che la carne fosse troppo asciutta. Quindi il piatto che rappresenta l’incontro tra due culture è nato, letteralmente, per accontentare un inglese che voleva un po’ di sugo in più. Se questo non è la cosa più britannica che esista, non so cosa lo sia.

I numeri non mentono

Ok, la storia è bella, ma vediamo cosa succede davvero ogni settimana. Le classifiche dei cibi da asporto più ordinati nel Regno Unito, quelle vere, aggiornate, basate su milioni di ordini reali su app come Just Eat, raccontano una cosa chiara: il fish and chips è uscito dalla top ten dei piatti più ordinati. Uscito del tutto. Il chicken tikka masala invece è stabilmente tra i primi cinque, e il curry in generale viene scelto da circa un consumatore su quattro tra chi ordina cibo da asporto nel paese.

Poi c’è un dato che mi fa sempre ridere e che uso spesso per stupire chi non ci crede: la città britannica che mangia più curry in assoluto è Carlisle, su al confine con la Scozia, con una media di tre curry e mezzo a settimana per abitante. Tre e mezzo. Non uno il venerdì come me, proprio una media familiare quasi quotidiana.

E ancora, Londra da sola ha più ristoranti indiani di Mumbai e Delhi messe insieme. Ci penso ogni volta che cammino per certe zone della città e conto quante insegne con nomi indiani o bengalesi incrocio in cento metri.

Ogni anno, poi, si celebra ufficialmente la National Curry Week, nata nel 1998 per volere di un giornalista appassionato che voleva dare al curry il riconoscimento che meritava e allo stesso tempo raccogliere fondi per beneficenza. Non è una trovata commerciale recente, ha quasi trent’anni di storia, e quest’anno si festeggia a inizio ottobre come sempre.

E se pensate che qui la questione sia tranquilla e già decisa, vi sbagliate di grosso. L’ultima National Curry Week ha rimesso tutto in discussione: per anni il chicken tikka masala ha regnato incontrastato come curry più ordinato del paese, poi è arrivato un sondaggio che ha incoronato il chicken korma al primo posto, lasciando la tikka masala al secondo e il madras al terzo. Vi assicuro che la notizia ha fatto discutere quanto un risultato di calcio contestato. C’è chi ha gridato al tradimento, chi ha difeso il korma a spada tratta perché più delicato, chi non ha mai smesso di credere nella tikka masala. Piccola guerra civile gastronomica, molto British anche in questo, litighiamo animatamente su cose piccole e ci prendiamo sul serio fino in fondo mentre lo facciamo.

Anche i numeri generali sul cibo da asporto raccontano quanto questa abitudine sia diffusa e non un vizio di pochi. Nell’ultimo anno la stragrande maggioranza delle persone nel Regno Unito ha ordinato takeaway almeno una volta, e in media si spendono diverse centinaia di sterline a testa l’anno solo in questo. Non stiamo parlando di un piccolo sfizio occasionale, ma di un pezzo vero e proprio del bilancio familiare, tanto quanto la spesa settimanale o l’abbonamento in palestra che poi nessuno usa.

Perché continuiamo a fingere il contrario

Allora perché, se chiedi a chiunque nel mondo qual è il piatto nazionale britannico, la risposta arriva sempre uguale, fish and chips, senza esitazione? Penso sia una questione di immagine più che di realtà. Il fish and chips è fotogenico, è nostalgico, richiama le vacanze al mare, le cartoline, i film in costume. Il curry invece è vita reale, è quello che mangi stanca dopo una settimana di lavoro, seduta sul divano con la scatola di alluminio ancora calda in mano e il telecomando nell’altra. Non è instagrammabile allo stesso modo, ma è molto più onesto.

C’è anche un lato più profondo, se vogliamo. Ammettere che il piatto più mangiato del paese arriva da una storia di migrazione, di comunità bengalesi e pakistane che hanno costruito con fatica migliaia di ristoranti in ogni città, significa ammettere che l’identità britannica non è mai stata una cosa chiusa e ferma. È sempre stata un mescolamento continuo. Il curry lo dimostra meglio di qualsiasi discorso politico, anche se poi ci ha pensato proprio un politico a dirlo ad alta voce.

E qui, lasciatemelo dire con tutta la mia esperienza internazionale, avendo vissuto in nove paesi diversi prima di tornare a stabilirmi qui: nessun posto assorbe e reinventa le culture altrui come fa questo. È il nostro modo di dire benvenuto, anche quando non lo diciamo apertamente.

Il mio venerdì sera, e magari anche il vostro

Quando esco a fare una passeggiata la sera, in certe zone della città, l’odore di spezie che esce dai ristoranti si mescola a quello della pioggia sull’asfalto, ed è uno degli odori che per me significa più di tutti “casa”. Non fish and chips. Curry.

Se volete davvero vivere questo lato della città, non quello da cartolina, ho raccolto nel mio sito un itinerario dedicato proprio alle zone dove il curry ha scritto la storia di Londra, con indirizzi veri, non quelli pieni di turisti e prezzi gonfiati. Trovate anche una guida più ampia sulla cucina di casa nostra, quella vera, per chi vuole assaggiare la città invece che solo fotografarla, e i miei libri su Londra se preferite portarvi qualcosa di più corposo da sfogliare con calma prima di partire.

Ora la domanda che voglio farvi davvero: il vostro venerdì sera è più curry o altro? E se siete già stati qui, cosa avete ordinato la prima volta, e cosa ordinereste oggi? 

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